“Compleanni: 2500 di Napoli, 150 di Maurice Ravel”: Antonio Pompa-Baldi
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DOM
21.00
CHIESA DI SANTA MARIA LA NOVA
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MAIN CONCERT
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21.00

“Compleanni: 2500 di Napoli, 150 di Maurice Ravel”: Antonio Pompa-Baldi

21.00
CHIESA DI SANTA MARIA LA NOVA

Programma

Compleanni: 2500 di Napoli, 150 di Maurice Ravel.

Roberto Piana (1971)
Tre improvvisazioni su canzoni napoletane
I. Napoli
II. Maria Marí
III. Funiculí Funiculá

Claude Debussy
Suite Bergamasque
I. Prelude
II. Menuet
III. Clair de lune
IV. Passepied

Francis Poulenc
Suite “Napoli”
I. Barcarolle
II. Nocturne
III. Caprice Italian

Intervallo

Roberto Piana
Ravel en Rêve (2024)

Maurice Ravel (1875-1937)
Gaspard de la nuit (1908) [20’]
I. Ondine
II. Le Gibet
III. Scarbo

 

Antonio Pompa-Baldi, pianoforte
Napoli
Maria, Marí
Funiculí funiculá

Nel corso della storia, Napoli e i napoletani — pur nella loro ovvia individualità —hanno assunto connotazioni collettive ben riconoscibili. In superficie, la città appare sempre gioiosa: i suoi abitanti sembrano costantemente felici, allegri, animati da una naturale propensione al canto. Non a caso, la tradizione della canzone napoletana è tra le più ricche e preziose al mondo.
Ma Napoli è molto di più. Sotto quella superficie luminosa si nasconde una profonda capacità di riflessione, un carattere filosofico, poetico e, talvolta, malinconico. È proprio in questo equilibrio tra luce e ombra, tra sorriso e pensiero, che risiede la vera anima della città — un’anima che la sua musica ha sempre saputo esprimere con mirabile autenticità.
Il programma di questo recital prende le mosse da un trittico del maestro sassarese Roberto Piana: Napoli, una Fantasia che funge da vivace ritratto della città, un medley che si apre con un carattere festoso, talvolta persino “caciarone” e frenetico, introducendo il pubblico all’energia vitale di Napoli. Da lì, si snoda una carrellata di temi tratti da celebri canzoni popolari, tra cui Santa Lucia, Lo ninno mio, Pagliaccio, M’Allicordo, T’aggio ditto, e persino una breve e giocosa incursione nella tarantella rossiniana La Danza. Segue un’improvvisazione ispirata alla dolcissima Maria Marí, e infine una variazione sul travolgente inno alla modernità e alla gioia partenopea: Funiculì Funiculà. Un viaggio musicale nel cuore di Napoli, tra il canto e il pensiero, la festa e la malinconia — proprio come la città stessa.

Napoli e Debussy: il canto della malinconia luminosa A prima vista, la canzone classica napoletana e la Suite bergamasque di Claude Debussy sembrano appartenere a mondi lontani: l’una nasce dal popolo, dall’immediatezza della voce e del sentimento; l’altra dal raffinato simbolismo francese di fine Ottocento. Eppure, tra queste due espressioni musicali esistono sorprendenti punti di contatto. In entrambe si respira una malinconia dolce, mai drammatica: un sentimento che trasforma la nostalgia in poesia. Le melodie napoletane, come Era de maggio o Voce ’e notte, condividono con Debussy una cantabilità intima, quasi sussurrata, che invita all’ascolto interiore. Nel celebre Clair de lune, la malinconia si illumina come in un sogno — la stessa luce che, a Napoli, diventa sole, mare, e memoria di un’emozione vissuta. Sia Debussy che la tradizione napoletana cercano l’umanità della musica, la linea vocale che respira, la semplicità apparente che cela una finezza armonica e poetica profonda. Entrambi, a loro modo, trasformano la vita quotidiana in arte: Debussy attraverso la delicatezza impressionista, Napoli attraverso il canto che unisce sorriso e malinconia. In questo incontro ideale, la Parigi simbolista e la Napoli del cuore parlano la stessa lingua: quella del sentimento trasfigurato in luce sonora.

Francis Poulenc – Suite Napoli
Con la Suite Napoli, composta nel 1925, Francis Poulenc rende un omaggio diretto e affettuoso alla città partenopea. Il compositore francese, spirito libero e ironico, appartenente al celebre gruppo dei “Six”, trovò in Napoli un irresistibile equilibrio tra bellezza, teatralità e spontaneità — qualità che rispecchiavano perfettamente la sua stessa natura musicale. La suite è articolata in tre brevi movimenti: Barcarolle, Nocturne e Caprice italien. Ognuno di essi evoca un diverso aspetto dell’anima napoletana.
• La Barcarolle, con il suo andamento cullante e la melodia seducente, richiama l’immagine del mare e delle notti estive, ma filtrata attraverso l’ironia e il gusto francese di Poulenc.
• Il Nocturne svela invece un volto più intimo e malinconico: Napoli come sogno, come nostalgia luminosa, lontana ma sempre viva nella memoria.
• Infine, il Caprice italien esplode in una brillante festa ritmica e coloristica, traboccante di energia mediterranea, dove la gioia si mescola con la grazia e la leggerezza tipiche dello stile di Poulenc.
Più che un semplice “souvenir” di viaggio, la Suite Napoli è una dichiarazione d’amore: lo sguardo di un artista francese che riconosce in questa città il riflesso della propria vitalità interiore. Una Napoli vista con occhi pieni di stupore e affetto, dove la musica diventa un sorriso, una danza, un abbraccio sonoro.

Omaggio a Maurice Ravel nel 150o anniversario della nascita La seconda parte del concerto di stasera è interamente dedicata a Maurice Ravel, di cui nel 2025 ricorre il 150o anniversario della nascita. Ravel, tra i più raffinati maestri dell’impressionismo musicale, seppe fondere una sensibilità armonica e timbrica straordinaria con un senso architettonico della forma e una ricerca costante di perfezione. Per celebrare questo importante anniversario, il recital si apre con Ravel en rêve del compositore Roberto Piana, un brano commissionato da Antonio Pompa-Baldi appositamente in omaggio al grande Maestro francese.
Si tratta di un tema e variazioni sul settimo dei Valses nobles et sentimentales di Ravel. L’intera opera è avvolta da un’atmosfera onirica, “come in sogno” — come suggerisce il titolo stesso.
L’introduzione evoca da lontano un valzer ancora informe, quasi in embrione; il tema originale di Ravel affiora poi con delicatezza, seguito da una serie di variazioni in cui sogno e realtà, razionalità e immaginazione si fondono e si confondono. Con il procedere del brano emergono echi di un altro celebre valzer raveliano, il poema coreografico La Valse.
L’intero percorso musicale si carica progressivamente di energia e tensione, fino a un finale di febbrile intensità. Eppure, ciò che rimane dominante è la raffinatezza, la delicatezza e la sofisticata eleganza che permeano l’intera composizione.

Maurice Ravel – Gaspard de la nuit Il titolo Gaspard de la nuit proviene da una raccolta di poesie in prosa del poeta romantico francese Aloysius Bertrand.
Nella prefazione alla sua opera, Bertrand finge che l’autore delle poesie sia un certo “Signor Gaspard”, da lui incontrato per caso e che, dopo avergli consegnato il manoscritto, scompare misteriosamente.
Un passante rivela poi che Gaspard “è all’inferno” — e il lettore comprende che si tratta, in realtà, di una figura demoniaca. Ravel, affascinato da queste visioni fantastiche, tradusse in musica tre delle poesie della raccolta, creando una delle opere pianistiche più visionarie e tecnicamente ardue di tutto il repertorio. Ondine apre la trilogia: è il sogno acquatico di una ninfa che tenta di sedurre un uomo e di trascinarlo con sé nelle profondità del lago. Le gibet (“La forca”) ci trasporta in un deserto immobile, dove pende il corpo di un impiccato; in lontananza risuona, ossessivo e inesorabile, il rintocco di una campana — rappresentato da Ravel con un si bemolle che percorre ininterrottamente tutto il movimento.
Scarbo, infine, dà vita a un folletto notturno, crudele e sfuggente, che appare e scompare improvvisamente, sbatte contro le pareti, graffia le tende, proietta ombre mostruose nel controluce lunare: una vertiginosa danza di incubi e fantasmi.
Ravel dichiarò di aver voluto scrivere, con Scarbo, un brano che superasse in difficoltà Islamey di Balakirev — già considerato uno dei vertici della letteratura pianistica.
E aggiunse, con ironia e lucidità: “Volevo creare una caricatura del romanticismo… ma forse il romanticismo ha avuto la meglio su di me.”
Con Gaspard de la nuit, Ravel raggiunge l’apice della sua arte pianistica, fondendo virtuosismo trascendente, poesia simbolista e una sensibilità timbrica che trasforma il pianoforte in un’orchestra immaginaria.

English

PROGRAM NOTES
Antonio Pompa-Baldi, piano
Napoli
Maria, Marí
Funiculí funiculá
Throughout history, Naples and its people — despite their obvious individuality — have developed a collective character that is instantly recognizable. On the surface, the city seems perpetually joyful: its inhabitants appear cheerful, lighthearted, and always ready to sing. Indeed, the Neapolitan song tradition is among the richest and most treasured in the world. But Naples is much more than that. Beneath its bright exterior lies a deep sense of reflection — a philosophical, poetic, and at times melancholic spirit. It is precisely in this balance between light and shadow, between laughter and contemplation, that the true soul of the city resides. Its music has always captured this essence with remarkable authenticity.
This recital begins with a Fantasia, a lively portrait of the city — a medley that opens in a festive, even exuberant and slightly chaotic mood, introducing the listener to Naples’ vibrant energy. From there unfolds a tapestry of melodies drawn from beloved Neapolitan songs such as Santa Lucia, Lo ninno mio, Pagliaccio, M’Allicordo, T’aggio ditto, and even a playful intrusion of Rossini’s tarantella La Danza.
The program continues with an improvisation on the tender Maria Marí, and concludes with one on the exuberant Funiculì Funiculà — that joyful hymn to modernity and Neapolitan vitality. This triptych by Roberto Piana is musical journey into the heart of Naples — between song and thought, celebration and melancholy — just like the city itself.
Naples and Debussy: The Song of Luminous Melancholy At first glance, the classical Neapolitan song and Claude Debussy’s Suite bergamasque seem to belong to entirely different worlds: one born of the people — spontaneous, emotional, rooted in everyday life — and the other a product of refined French symbolism at the end of the nineteenth century. Yet, there are surprising points of connection between them. Both share a sense of gentle melancholy, a sadness that never descends into despair but instead transforms nostalgia into poetry. Neapolitan melodies such as Era de maggio or Voce ’e notte possess the same intimate, breathing lyricism found in Debussy’s Clair de lune — where melancholy is illuminated as if in a dream, much like the Neapolitan light that turns into sun, sea, and the memory of a lived emotion. Debussy and the Neapolitan tradition both seek the human voice within music — a natural singing line, a simplicity that conceals harmonic and poetic depth. Each, in their own way, transforms everyday life into art: Debussy through his delicate impressionism, Naples through song that fuses joy and longing.
In this ideal encounter, Symbolist Paris and the heart of Naples speak the same language — that of emotion transfigured into luminous sound.

Francis Poulenc – Suite Napoli

With his Suite Napoli (1925), Francis Poulenc paid a direct and affectionate tribute to the city of Naples. The French composer — a free spirit and master of wit and irony, associated with the famous group Les Six — found in Naples an irresistible blend of beauty, theatricality, and spontaneity, qualities that perfectly mirrored his own musical temperament. The suite unfolds in three short movements: Barcarolle, Nocturne, and Caprice italien, each portraying a different facet of the Neapolitan soul.
• The Barcarolle, with its lilting rhythm and seductive melody, evokes the gentle sway of the sea and the warmth of southern nights — though always filtered through Poulenc’s distinctly French sense of irony and elegance.
• The Nocturne reveals a more introspective mood, offering a vision of Naples as dream and memory — tender, distant, and illuminated by nostalgia.
• Finally, the Caprice italien bursts forth in a joyful celebration of rhythm and color, a spirited dance brimming with Mediterranean energy and Poulenc’s unmistakable lightness of touch.
More than a simple “souvenir” of travel, Suite Napoli is a declaration of affection — the gaze of a French artist who saw in this city the reflection of his own inner vitality. It is Naples as Poulenc imagined it: radiant, poetic, and full of music — a smile, a dance, a luminous embrace. Tribute to Maurice Ravel on the 150th Anniversary of His Birth The second part of tonight’s concert is entirely dedicated to Maurice Ravel, whose 150th birthday we celebrate in 2025.
Ravel, one of the most refined masters of musical impressionism, combined extraordinary harmonic and timbral sensitivity with a keen sense of structure and a tireless pursuit of perfection.
To mark this special occasion, Pompa-Baldi will play Ravel en rêve by composer Roberto Piana, a work commissioned by the pianist himself as a tribute to the great French master. It is a theme and variations based on the seventh of Ravel’s Valses nobles et sentimentales. The entire piece unfolds within a dreamlike atmosphere — as the title (“Ravel in a dream”) suggests.
The introduction evokes from afar a waltz not yet fully formed, almost embryonic; then the original Ravel theme emerges, followed by a series of variations in which dream and reality, rationality and imagination, merge and intertwine. As the piece progresses, one hears echoes of another famous Ravel waltz — the choreographic poem La Valse. Gradually, the music builds up a feverish energy, culminating in a brilliant and powerful finale. Yet throughout, the prevailing qualities remain refinement, delicacy, and sophisticated elegance.


Maurice Ravel – Gaspard de la nuit
The title Gaspard de la nuit (“Gaspard of the Night”) comes from a collection of prose poems by the French Romantic poet Aloysius Bertrand. In the preface to his work, Bertrand employs a literary device, pretending that the author of the poems is a certain “Monsieur Gaspard,” whom he met by chance and who handed him the manuscript before mysteriously disappearing. When Bertrand later returns to look for him, a passerby tells him that Gaspard “is in hell” — and the reader understands that this figure is, in fact, the devil himself. Fascinated by these fantastic visions, Ravel transformed three of Bertrand’s poems into one of the most imaginative and technically demanding piano works ever written. Ondine opens the trilogy with a watery dream: a nymph tries to seduce a man and lure him down to her crystal palace beneath the lake. Le gibet (“The Gallows”) portrays a vast, motionless desert where the body of a hanged man sways in the distance; throughout the piece, a tolling bell echoes from far away — represented by Ravel with an unrelenting B-flat that sounds from beginning to end. Scarbo, finally, depicts a mischievous nocturnal goblin who appears and vanishes in flashes, crashes against walls, scratches at curtains, and casts monstrous shadows in the moonlight — a terrifying dance of nightmares and hallucinations. Ravel himself admitted that in Scarbo he wished to write a piece even more difficult than Balakirev’s Islamey, already considered one of the most technically
challenging works in piano literature.
He also remarked, with his characteristic irony: “I wanted to write a caricature of Romanticism… but perhaps Romanticism got the better of me.” With Gaspard de la nuit, Ravel reached the summit of his pianistic art, blending transcendental virtuosity, Symbolist poetry, and an orchestral imagination that turns the piano into a world of infinite color and atmosphere.

Antonio Pompa-Baldi